top of page

pictorial research

DOSSIER

​

LUISIANO SCHIAVONE

                                                               Pittore per vocazione

 

                                              a cura di Vittorio Sgarbi

Luisiano Schiavone non è, come potrebbe apparire a uno sguardo superficiale, pittore d’impulso, o di pura emozione, così come non può essere considerato uni- camente pittore figurativo. È pittore per vocazione e per scelta, questo è certo; lo è nella ricerca continua, quasi morandianamente e ossessivamente reiterata, di un proprio codice linguistico che travalichi le diffe-

renze tra gestualità e raffigurazione, che unisca l’emo- zione e il pulsare della materia con il ferreo controllo della composizione, che sancisca il primato della forma senza mai perdere l’istinto del colore. È in questo equi- librio sottilissimo, che sottintende una solida prepara- zione storico-artistica ma anche una buona base teorica e formale, che si gioca la partita del pittore con

i codici della pittura nel riportare sulla tela le forme del reale – soprattutto volti, ma anche corpi, mappe, mondi, territori – senza mai fermarsi alla pura azione del rappresentare. Cercando invece, all’interno del processo creativo e dei suoi codici linguistici, il senso stesso dell’atto del dipingere: in quel suo trovare sem- pre nuove soluzioni formali all’interno di uno stile uni- voco e coerente, o nel racchiudere in un unico schema pittorico la rappresentazione di un volto a lui fami- gliare, di un’espressione colta negli occhi di un amico o di un’amica, di uno sguardo o di un gesto riportati gestualmente sulla tela. Un approccio estetico-formale che sembra rifarsi alla tradizione delle avanguardie sto-

riche, in particolare alla lezione cézanniana e alla “pit- tura di sensazione” che il maestro francese sintetizzava nel celebre riferimento alla sua "petite sensation", frutto di impressione visiva e di emozione intima, pro- fonda, in grado di fargli comprendere le strutture sot- tese al mondo fenomenico. Quella di Schiavone è così allo stesso tempo rappresentazione affettiva del reale, e ragionamento filosofico sull’azione del dipingere. “L’arte è il risultato di un occhio che vede nel suo ve- dere”, sintetizza Schiavone in una sua intervista, richia- mando alla mente le teorie puro-visibiliste di Konrad Fiedler, e riportando la questione del “vedere” l’opera d’arte all’atto fondante e creativo del dipingere.

bottom of page